Il nuovo modello di PEI - terza parte - A
Questa è la terza parte dell'analisi e commento della bozza di nuovo modello di PEI.
Vengono esaminate le prime sette sezioni del modello.
Nel prossimo video verranno presentate le altre sezioni.
Questo è il video della prima parte della mia lettura della bozza di decreto interministeriale.
Questo è il link nel quale, invece, trovate le slide relative a questa prima parte.
Allego la bozza del decreto interministeriale contenente il nuovo modello di Piano Educativo Individualizzato e le modalità relative all'assegnazione delle misure di sostegno con i relativi allegati (linee guida - modelli di PEI per infanzia, primaria e secondaria di I e di II grado, scheda debito funzionamento e tabella fabbisogno).
Sottolineo come siamo in presenza ancora di bozze per cui le osservazioni e i commenti dovranno essere poi confrontati con il testo definitivo.
ALLEGATO A3 - PEI SECONDARIA DI I GRADO
ALLEGATO 4 - PEI SCUOLA SECONDARIA DI II GRADO
ALLEGATO C - DEBITO DI FUNZIONAMENTO
ALLEGATO C1 - TABELLA FABBISOGNO RISORSE
In effetti Castoldi e Petracca utilizzano la stessa modalità di analisi e di riflessione: nei momenti in cui l'emergenza sanitaria ci costringe a fare delle scelte noi dobbiamo tornare a riflettere sul senso più profondo della nostra azione. E il senso profondo, il valore, la funzione della valutazione è, comunque, quella di formare, non quella di giudicare e selezionare.L’esame consiste, come sappiamo, in una serie di prove ed è percepita dagli stessi alunni come una prova. Gli studi di settore e l’esperienza hanno dimostrato che gli adolescenti vanno alla ricerca di prove in ogni campo per costruire le loro identità, per avvicinarsi al mondo adulto, in definitiva per constatare la loro crescita. Spesso sono le cosiddette “prove di coraggio” anche rischiose per la loro incolumità, ma che comunque aiutano a crescere. Nella vita non ci sono solo prove fisiche, ma anche prove in cui dobbiamo fare ricorso alle nostre capacità, alle nostre risorse, alle nostre attitudini. E ne sono molte. Ebbene l’esame finale del primo ciclo è la vera prima prova che l’adolescente si trova ad affrontare. Di fronte ad essa non si pone con indifferenza, ma con un sentimento di attesa e persino di ansia che richiede di raccogliere le proprie energie e di dare prova di sé. Ecco perché l’esame di terza media ha una grande funzione formativa. Abolirla anche in un periodo di emergenza significherebbe privare gli adolescenti di una prova importante.
rende plastica la distanza fra i figli dei ricchi (con la loro stanzetta singola, la fibra, l'iPad e la carta di credito già pronta per andare a una università vera) e i figli dei poveri a cui il ministero è riuscito a far giungere un tablet la cui webcam racconterà una cucina affollata di fratelli e adorna di angosce (e l'approdo al mondo opaco delle università telematiche e dei corsi telematici nelle università vere).
Tocca e toccherà anche il sapere costruito: ma sa che il sapere si costruisce solo nella relazione. Anziché insegnare in una distanza che riduce il confronto a chat, il pensiero a "pillola", la verifica a e-Proctoring, sa che l'aula è il luogo in cui si formano scienza e coscienza critica, necessarie a possedere competenze e tecnologie che domani saranno necessarie sul lavoro e che oggi decidono della felicità, della democrazia e della salute - come dimostrano i cyberdepressi, i sovranisti e i no-vax.
La trasformazione digitale è dunque strumento necessario nella scuola e nell'università. Come lo era la lavagna ai tempi di De Amicis; ma come la lavagna è e resta strumento. Se sulla lavagna ci scrive Carlo Rubbia o un mediocre imbarcato ope legis, c'è una bella differenza. Se di fronte alla lavagna c'è un ceto filtrato dalle leggi razziste oppure una comunità costituzionalmente "aperta a tutti", cambia molto.
La "comunità educante" - che tornerà protagonista con buona pace di quelli che "una lezione a distanza è per sempre" - è il luogo in cui la Repubblica usa ogni strumento necessario per offrire a tutti pensiero critico e rimuove gli ostacoli "che di fatto impediscono" a tutti quella formazione.
Non è escluso che il prossimo anno scolastico si debba ricorrere ancora all'insegnamento a distanza, che è stato il modo di intubare la socialità educativa soffocata dalla pandemia. Ma nessuno vuol vivere intubato. Nemmeno il pianeta-educazione in attesa di una transizione che faccia distinzioni necessarie a non fare errori gravidi di conseguenze.